IL CASO
ROTONDA SUL MARE ADDIO?
2015? Una data importante per tutti i locali che sorgono su aree demaniali marittime.
Ogni sei anni - questo il succo della Direttiva Bolkestein - le concessioni demaniali in riva al mare scadono e tornano allo Stato, che le ridistribuisce con un’asta o comunque con un “bando di evidenza pubblica”.
Dal 2015 la Comunità Europea vuole eliminare per sempre l’Istituto della Concessione Demaniale, un sistema vigente in Italia – e solo in Italia – perché contravviene ai principi del libero mercato.
Oggi per cedere una “concessione...
2015? Una data importante per tutti i locali che sorgono su aree demaniali marittime.
Ogni sei anni - questo il succo della Direttiva Bolkestein - le concessioni demaniali in riva al mare scadono e tornano allo Stato, che le ridistribuisce con un’asta o comunque con un “bando di evidenza pubblica”.
Dal 2015 la Comunità Europea vuole eliminare per sempre l’Istituto della Concessione Demaniale, un sistema vigente in Italia – e solo in Italia – perché contravviene ai principi del libero mercato.
Oggi per cedere una “concessione” si chiedono 1,5 - 2 milioni a Riccione, il doppio a Viareggio o a Forte dei Marmi.
È vero - dice il presidente del Sindacato Italiano Balneari, Riccardo Borgo – una volta queste imprese costavano milioni di euro, ma ora tutto si è fermato. Chi se la sente di comprare, se sa che nel 2015 deve restituire il tutto allo Stato? ”.
Mercato immobiliare
fermo
“Altro che fermo – riferisce Vittorio Fantoli, titolare dell’Agenzia Immobiliare Centro di Viareggio, specializzata nella compravendita di Imprese Turistico Balneari – Forse è meglio dire finito. Investire in questo settore una volta era una scelta di vita: in Versilia ci sono condizioni climatiche eccezionali e tanti hanno deciso diversi anni fa di investire proprio qui. Si tratta di famiglie che da anni gestiscono con tenacia e passione un’attività che nel tempo è andata via via modificandosi portando queste imprese a raggiungere dimensioni notevoli”. Ma di quali attività stiamo parlando?
La protesta vede in prima fila gli Stabilimenti Balneari e relative Associazioni di Categoria; in realtà ad esserne coinvolti sono tutti i Pubblici Esercizi che sorgono su aree demaniali marittime: ristoranti, pizzerie, locali serali, discoteche, insomma, tutte quelle location che hanno scelto di offrire ai propri clienti la possibilità di trascorrere le loro serate in riva al mare.
Ebbene, un vessillo del turismo made in Italy rischia di scomparire per sempre.
C’è qualcuno che potrebbe obiettare dicendo che non si tratta di una epurazione, ma solo della possibilità di permettere a tutti coloro volessero investire in questo settore di partecipare a un asta pubblica.
Non ci vuole un genio per capire come stanno davvero le cose. Innanzitutto, se si dovesse realmente arrivare a questo, c’è il rischio che il settore possa passare nelle mani di grandi gruppi internazionali perdendo la sua tipicità o, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe aprirsi la strada a grandi capitali dalla provenienza poco chiara.
“Gestiamo lo Stabilimento Balneare Bikini da oltre 50 anni – riferisce Antonio Scarselli, titolare del complesso turistico - Dal piccolo accogliente stabilimento originario organizzato per un gruppo di amici, e subito segnalato da una immagine divenuta poi nota in tutto il mondo - le due palme sull’atollo che segna il confine della rada - si è via via affermata quella che è oggi una forte e dinamica tradizione familiare. Siamo Bandiera Blu d’Europa, nel nostro ristorante si possono gustare le specialità tipiche del Golfo di Napoli e della Costiera Amalfitana. Per gli amanti della movida e del “by night”, la nostra discoteca è il luogo ideale per farsi travolgere dal fascino seducente di una notte all’insegna del divertimento, fino alle prime luci dell’alba. Lavorano per noi 84 persone, la maggior parte di loro assunta tutto l’anno per garantirci e garantire la continuità del servizio. Si tratta di una questione d’immagine: l’habitué torna perché ha creato anche un rapporto preferenziale con il nostro personale; inoltre, abbiamo bisogno di chef e direttori di un certo livello che non accetterebbero di lavorare per noi a tempo determinato.
Cosa significa tutto questo? Investimenti continui che sono giustificati solo se c’è una prospettiva di lavoro a lungo termine. Ora c’è questa spada di Damocle che pende sulle nostre imprese.
È naturale che ci siamo chiusi in difesa; quest’anno, come sempre del resto, avremmo voluto fare degli investimenti per migliorare ancor più la nostra struttura. Ebbene, con lo spettro della Direttiva Bolkestein abbiamo scelto di aspettare. Nel frattempo, tanti colleghi stanno cercando di vendere le loro Aziende, anche se con scarsi risultati”.
Lavorare
nell’incertezza
“Lo ammetto, se qualcuno mi proponesse di vendere la mia impresa, lo farei subito – afferma convinto Sergio Sighieri, titolare del Bagno Tirrenia a Marina di Pisa – La Direttiva ha tagliato le gambe a tutti gli imprenditori del settore, gente che ha fatto investimenti e che, spesso, per innovare le proprie strutture ha chiesto finanziamenti che scadranno ben oltre il fatidico 2015. Un collega, solo per fare un esempio, solo 4 anni fa all’interno del suo Stabilimento Balneare aveva creato un locale/ristorante spettacolare; una struttura fissa con una vetrata bellissima che si affacciava sul mare all’interno del quale lavoravano 11 addetti assunti a tempo indeterminato.
Ebbene, quest’anno a fronte dell’aumento dei canoni demaniali e con lo spettro della Direttiva Bolkestein, ha preferito “distruggere” questa “opera d’arte”, licenziando tutti e, naturalmente, togliendo ai turisti la possibilità di godersi una serata in riva al mare.
Il mio Stabilimento ha una spiaggia con 300 ombrelloni, ristorante, locale serale e pizzeria. Certo, la stagione è cominciata e stiamo lavorando, ma assolutamente sotto tono con il 50% degli addetti in meno. Voglio ricordare che le imprese turistiche italiane producono il 35% del PIL del nostro Paese. Metterle all’asta nel 2015 significa che da oggi fino alla fatidica data, gli imprenditori del settore non faranno più investimenti e, il famoso 35% di PIL si andrà via via riducendo fino a raggiungere una quota irrisoria, il tutto a danno dell’intero Paese”.
Le Associazioni di Categoria stanno lottando, alcune proposte sono state messe in campo. A Viareggio, ad esempio, il Segretario del Pd, Giovanni Giannerini, all’assemblea con i titolari di questi Pubblici Esercizi ha annunciato: “Saremo a fianco della ribellione”. Meno parole, ma fatti in Emilia Romagna. L’Assessore Regionale Guido Pasi ha preparato una Proposta di Legge secondo la quale chi investe in queste imprese una somma pari alla metà del canone ha diritto a una proroga fino a vent’anni. Abruzzo, Puglia, Toscana, Veneto si sono messi in fila per copiare questa legge.
“Ma gli operatori hanno capito - dice l’Assessore - che con la scomparsa del “diritto di insistenza” il monopolio sta finendo.
Il rinnovo automatico delle concessioni fra pochi anni sarà un ricordo. Investire l’equivalente di mezzo canone per ottenere una proroga potrebbe essere una soluzione; purtroppo però la Legge Regionale è stata già contestata dal Governo.
E nell’attesa
si resta in stand by
“Credo che nel 2012/2013 i giochi saranno fatti – lo dice con convinzione Nicola Pertuso, titolare del Jubilee Beach di Molfetta (Ba) e Presidente Fipe/Silb della Provincia – Nel frattempo sto lavorando con il 70% di addetti assunti con contratto stagionale.
Non possiamo permetterci il lusso di avere personale a tempo indeterminato. Anche sul fronte degli investimenti siamo in stand by, il nostro è un Villaggio, che alla sera si trasforma in discoteca (Jubilee Beach); ogni hanno abbiamo provveduto a rinnovare la struttura e questo rappresentava un plus importante per i nostri clienti.
Quest’anno abbiamo fatto il minimo indispensabile nell’attesa di sapere fra un paio d’anni se le nostre imprese saranno messe all’asta. Il Sib si sta muovendo bene, assieme alle altre associazioni di categoria e alla Fipe; purtroppo dubito che la partita possa essere vinta solo con le nostre forze.
Serve qualcuno, ai piani alti, che si renda conto del rischio che sta correndo il settore turistico italiano.
Sono a favore del “libero mercato”, anche se a volte ci sono strutture obsolete in mano a gente che non ha mai investito.
È doveroso tutelare gli imprenditori che hanno fatto decollare il comparto rendendolo così tanto appetibile… Conto nella “ragionevolezza” dei potenti”.



